Libri, copertine e recensioni scritte da chi legge davvero

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giovedì 14 ottobre 2010

Mattatoio n° 5 – Kurt Vonnegut – Romanzo di Fantascienza

Mattatoio n° 5 – Kurt Vonnegut – Romanzo di Fantascienza

Billy Pilgrim è un americano benestante, è sposato ed ha una vita tranquilla. E' unmattatoio5 uomo come tanti, non fosse per il fatto che è capace di spostarsi da una dimensione temporale all'altra. Sì, perchè come i più informati sapranno, il tempo non scorre in linea retta, non scorre in una direzione sola, le cose non sono così semplici.

“Billy è andato a dormire che era un vedovo rimbambito e si è risvegliato il giorno delle sue nozze. Ha varcato una soglia nel 1955 ed è uscito da un'altra nel 1941. È tornato indietro da quella porta e si è ritrovato nel 1963. Ha visto molte volte la propria nascita e la propria morte, dice, e rivive di tanto in tanto tutti i fatti accaduti nel frattempo.“

Billy ne ha passate tante in vita sua, per esempio è stato a Trafamaldore, un pianeta in cui qualunque abitante è in grado di saltare da un punto all'altro della sua esistenza, senza dover per forza vivere “in una direzione sola”. Però Billy è stato anche testimone, durante il suo servizio nell'esercito, di una delle pagine più nere della seconda guerra mondiale: il bombardamento di Dresda da parte degli Alleati.

Anche Kurt Vonnegut, l'autore del libro, è stato testimone di quel terribile bombardamento e ha deciso di raccontare la sua terribile storia con un romanzo fantascientifico, carico di elementi comici, humor nero e una nota di tristezza che accompagnano tutto il libro.

Riso e amaro, comico e tragico si mescolano in questa storia, grazie alla comicità paradossale, al talento e alla fantasia di uno degli scrittori più famosi degli Stati Uniti, un dissidente per antonomasia, uno che “non le manda certo a dire”, a nessuno.

Scritto da: Andrea Gaetani

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lunedì 4 ottobre 2010

Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi - Feltrinelli

Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi - Feltrinelli

sostiene-pereira-antonio-tabucchi Nel 1938, a qualche mese dallo scoppio della seconda guerra mondiale, fare il giornalista era uno dei lavori più difficili che un uomo potesse fare. Farlo a Lisbona, in Portogallo, nazione affiliata con il generale fascista Franco, proprio mentre si combatteva la guerra civile nella vicina Spagna, era ancor più difficile. Occorreva essere cauti, equilibrati nell'uso delle parole ed accorti nello scegliere gli argomenti da trattare; tutto questo era proprio quello che faceva un piccolo giornalista portoghese, di nome Pereira. La censura era sempre in agguato e la polizia sapeva essere molto “convincente” con chi si permetteva di scrivere contro Salazar e contro il suo regime.

Pereira era un piccolo giornalista di un giovane giornale, il “Lisboa”, e ne dirigeva la pagina culturale, che curava da solo, senza alcun collaboratore. Si limitava a scrivere ricorrenze su scrittori deceduti o a tradurre racconti francesi di scrittori dell'800. Un giornalista pacato, che non voleva rogne né andava a cercarsele, senza veri amici, senza donne. Qualcosa però nella sua vita cambia: assume un collaboratore giovane, appena laureato, un rivoluzionario, un sovversivo; dapprima vorrebbe staccarsene, ma non ci riesce, Pereira scopre in sé l'istinto di doverlo aiutare, sente che è la cosa giusta da fare.

Il piccolo giornalista diventa una grande storia, una storia in cui un uomo qualsiasi decide di voler cambiare le cose, capisce di averne i mezzi e non si tira indietro; capisce che un uomo di mezza età può ancora cambiare, può ancora vivere senza dover rimanere ancorato ad una vita passata, una vita che non tornerà mai più.

Antonio Tabucchi si ispira alla vita di un vero giornalista vissuto in Portogallo e poi fuggito in Francia prima dello scoppio della guerra, gli dà il nome “Pereira” e ne racconta la storia, perchè è una storia importante da raccontare, una storia che ancora oggi può scuotere gli animi di chi pensa che il singolo non possa più incidere, che le cose non possano cambiare. Il coraggio del giornalista sta tutto in un gesto, in una parola, nel suo nome, messo nero su bianco per denunciare i crimini di un regime che per troppo tempo aveva agito nascosto dall'ignoranza e dall'indifferenza del popolo: “[...]andò a capo e sotto, a destra, mise il suo nome: Pereira.”

Scritto da: Andrea Gaetani

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